Intercettare sì, pubblicare no

In questi giorni molti blogger e giornalisti sono attivi nel protestare contro il DDL sull’intercettazioni. Io sono parzialmente favorevole a questo provvedimento o, se vogliamo vederlo da un altro lato, parzialmente contrario.

Sono contrario al limitazioni su diritto dei magistrati di poter intercettare. Gli inquirenti devo essere liberi di intercettare per qualsiasi reato. Sappiamo bene che si parte da un banale reato e poi possiamo scoprire reati gravissimi fino a proprio reati di stampo mafioso. Gli esempi non ci mancano in tal senso e oggi non sapremo molte cose con questa nuova legge. La limitazione temporale delle intercettazioni sembra una norma ancora più assurda. Se si sospetta un reato, o addiritturo lo si scopre con le intercettazioni, non si può limitare queste solo perché sono scaduti i termini.

Le intercettazioni certamente invadono la sfera privata dei cittadini ma non sono mai fatte a caso. I magistrati non sorteggiano le persone da intercettare sperando che esse abbiano compiuto un reato. Se intercettano una persona vuol dire che hanno fondati motivi per indagare su essa.

Per questi motivi sono contrario a qualsiasi forma di limitazione delle intercettazioni. Sono però favorevole alla limitazione della pubblicazione dei testi dell’intercettazioni sui giornali. Non credo che sia diritto di cronaca pubblicare qualsiasi testo di cui i giornalisti siano entrati in possesso, offrendo così alla gogna mediatica gli imputati. Anche perché le frasi alle volte, anzi spesso, fuori dai loro contesto assumono tutto un altro significato. Senza considerare che i quotidiani si divertono anche a pubblicare testi che nulla hanno a che fare con le indagini ma sono solo curiosità. Possono certamente essere interessanti all’opinione pubblica ma non sono state fatte per quel motivo. Non nascono per dare uno strumento in più ai cittadini sui comportamenti dei propri politici ma solamente per scoprire i reati. Ogni altro uso è solamente un abuso, quindi è lecito punire.

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