nov 12

Ci risiamo. In Italia è stata presentata un nuova legge contro internet. Si tratta della proposta di legge n° 1269 presentato da Ricardo Levi. Lo stesso che presento un legge del tutto analoga un anno fa cheprevede l’iscrizione al ROC (Registro degli operatori delle comunicazioni) per chiunque faccia informazione su internet. In pratica tutti i blog e siti internet. Oltre ad aggiungere nuova burocrazia l’iscrizione ha un costo e prevede inoltre che i soggetti sia assimilati a testate giornaliste. Ciò ne consegue che possono essere soggetti a reati a mezzo stampa.

Il comma 3 dell’articolo 8 recita:

Sono esclusi dall’obbligo dell’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione i soggetti che accedono alla rete internet o che operano sulla stessa in forme o con prodotti, quali i siti personali o a uso collettivo, che non costituiscono il frutto di un’organizzazione imprenditoriale del lavoro.

Questo quindi pare escludere i siti personali e tutti i blogger. Secondo Punto informatico, il primo giornale a far conoscere la nuova legge, non è così. Chi inserisce banner pubblicitari o annunci di Google AdSense fa attività imprenditoriale e quindi deve iscriversi a ROC.

Dopo due giorni, la pubblicazione su PI è del 10 novembre, sono già comparsi siti ad-hoc per protestare contro la legge, petizioni, gruppi Facebook e quant’altro.

All’inizio mi sono preoccupato anch’io ma leggendo tutto con attenzione la legge non è poi così dannosa quanto si vorrebbe far credere.

In tanti sono preoccupati e indignati su questa iniziativa, minacciando di fuggire all’estero o semplicemente di spostarsi su server esteri. Addirittura Di Pietro già si offre per tutela legale a chi sarà perseguitato per aver infranto questa legge (ma ancora non è stata approva!).

L’iscrizione al ROC è un costo e una noia in più a chi vuole scrivere il proprio blog ma è facilmente aggirabile non inserendo alcun banner o pubblicità. La maggior parte dei blog, oltre a non avere forme pubblicitarie, se ce l’hanno queste coprono a malapena i costi di registrazione del dominio. Quindi per i blogger medio non cambierebbe niente, tranne dover rinunciare a quei pochi spiccioli di pubblicità. Questa cosa però non la fa presente nessuno e tutti minacciano la censura e la chiusura di migliaia di blog.

Io non credo assolutamente che avere dei banner costituisca “un’organizzazione imprenditoriale del lavoro”. Statex nel suo blog scrive:

Leggendo in modo integrato gli articoli 2082 e 2555 del nostro codice civile si può comprendere che cosa si intenda per “organizzazione imprenditoriale del lavoro”

Essa fa riferimento all’attività condotta da un soggetto che, in modo continuativo e professionale, organizza un complesso di risorse (beni, servizi e persone) affinché esso costituisca un’attività economica organizzata, ovvero un’azienda.
Indipendentemente dall’essere orientata o meno alla produzione di un lucro, l’azienda (e quindi l’organizzazione imprenditoriale del lavoro) costituire un sistema di risorse che si combinano sotto la guida di un imprenditore per la produzione di beni e servizi il cui valore è superiore alla somma del valore dei fattori produttivi che hanno concorso a crearli.

Anch’io, pur non essendo un esperto in legge, concordo che mettere delle pubblicità non può costituire condizione sufficiente per definire l’attività imprenditoriale. Non a caso se una persona vende o eroga servizi entro stabilite somme annue non è obbligatorio aprire partita IVA, che è condizione necessaria per fare impresa.

Quindi tirando le somme per le persone che hanno il proprio blog o sito internet non cambia nulla. Anche se hanno banner o Google AdSense.

Per chi, ahimé come il sottoscritto, fa attività imprenditoriale su internet, dovrà registrarsi al ROC con aumento di costi e responsabilità. La legge è molto lunga ma basterebbe eliminare l’articolo 7 per renderla “accettabile”.

Di certo non aiuterà a sviluppare attività imprenditoriali su internet in Italia ma di sicuro non è una legge censoria che chiuderà tutti i blog.